Archivi del mese: giugno 2012

Tricheco

Rock painting - trichecoQuesto grinzoso tricheco dalla faccia simpatica mi è stato commissionato da un gentile cliente con la passione per l’oceano e le creature che lo abitano. Mi è sempre piaciuto realizzare su pietra animali meno ‘popolari’ degli inflazionati gatti e cani; tanto più che quando si ha la fortuna di scovare il sasso giusto i pinnipedi come le otarie, le foche e i trichechi si rivelano soggetti ideali al rock painting.

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Indovinelli visivi: droodle #3

Funny droodles by Roberto Rizzo
Lo so, cominciavate a sentire la mancanza del nostro classico appuntamento coi droodles, vero?
Bene, l’attesa è finita ed ecco un nuovo freschissimo indovinello visivo partorito dalla mia mente malsana. Ditemi di cosa si tratta senza guardare la soluzione!

Mostra soluzione

Elefante che ha fatto una rinoplastica

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Profondo: un quadro tridimensionale con i sassi

Quadri con sassi | L'arte di Roberto RizzoCome racconto in questa sezione l’idea dei sassi in cornice mi venne in spiaggia alcuni anni fa, quando i minuscoli ciottoli sui quali ero sdraiato mi diedero lo spunto per creare delle opere tridimensionali uniche ed originali. Si rivelò un vero successo, tanto che nel mio libro ‘Sassi dipinti’ della Mondadori, decisi di dedicare loro un’intera sezione. Lo sfondo di questo quadro l’ho realizzato ad acrilico, i pesci e il carapace della tartaruga sono sassi dipinti, la stella marina in creta è stata decorata a mano, mentre il fondale oceanico in rilievo l’ho ottenuto impastando sabbia e colla vinilica a cui ho aggiunto del colore miscelato. Una volta induritosi ci ho ‘poggiato’ molto delicatamente sopra dell’acrilico diluito con un pennello morbido, per dar vita ai chiaroscuri e ho aggiunto un vero guscio di conchiglia come tocco finale. Ecco, il quadro è pronto per essere incorniciato e regalare l’emozione di un pezzetto di oceano in casa nostra! Clicca per ingrandire.

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Pensieri di donna

Pensieri di donna | L'arte di Roberto RizzoQuesta tela realizzata un po’ di tempo fa voleva essere un omaggio all’adorabile (e più spesso scoraggiante) mutevolezza del pensiero femminile. Lo so, anche noi maschi cambiamo spesso idea, ma da uomo non posso che convenire che lo facciamo in maniera meno intrigante e romantica. Esiste una creatura che possa incarnare una mente cangiante meglio del camaleonte? Non credo. E a proposito di camaleonti, stamattina voglio raccontarvi una storia. Si tratta di una leggenda africana tramandata dal popolo degli Chewa del Malawi che narra proprio di questo animale, scovata in un vecchio libro. ‘Molto molto tempo fa, il camaleonte cornuto era l’unica creatura vivente sulla terra. Era felice di passeggiare da un posto all’altro e di cambiare il colore della propria pelle ogni qualvolta si fermava su una foglia o su un fiore. Con il trascorrere del tempo, però, incominciò a sentirsi solo e desiderare un compagno. Cercò sulle colline, cercò nelle valli, ma non ne trovò. E la sera soleva starsene su un albero da dove lanciava il suo misero canto, nella speranza che qualcuno potesse sentirlo. Un giorno vide una bellissima pianta più alta di tutte le altre. Salì sulla cima dove i frutti erano più deliziosi e ne mangiò finché fu sazio. Quindi si addormentò. Durante la notte si alzò il vento. Poco dopo era una bufera vera e propria. I rami sembravano danzare impazziti. Una violenta folata lo fece cadere sulla roccia sottostante. Gli si aprì il ventre e morì. Fuori dalla ferita però incominciarono ad emergere tutti gli animali, sia quelli che nuotano sia quelli che volano e quelli che camminano sulla terra, piccoli e grandi. L’ultimo ad uscire fu l’uomo. L’uomo era il più intelligente di tutti gli esseri viventi e volle subito che gli altri gli fossero sottomessi e per far questo decise di dare a ciascuno un nome. L’uomo quindi organizzò una grande festa cui invitò tutti gli animali. Fece l’appello e ciascuno rispose: “Eccomi”. Ora, tra gli animali, c’era anche un piccolo camaleonte, figlio di quello che era morto. Quando vide che l’uomo s’era presa l’autorità che originariamente spettava ai camaleonti, s’infuriò. Decise di protestare e chiese a tutti di fare silenzio. Nessuno però lo degnò di attenzione. Tentò di alzare la voce, ma fu zittito in malo modo. Vilipeso come non mai se ne partì e si rifugiò nella foresta, per continuare a vivere solitario come suo padre. E da allora il camaleonte se ne sta tutto solo a cantare tristemente sugli alberi’.

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