Archivi del mese: luglio 2012

Spirito solitario

L’istante più bello nel lavoro di un artista è quello in cui ci si accorge di stare trasferendo fedelmente su un supporto l’immagine che ci naviga in testa. Si tratta di un piacere al quale non sarei disposto a rinunciare per niente al mondo. L’atmosfera di una composizione può trasformare un paesaggio all’apparenza banale in una rappresentazione intensa e carica di significato: volevo che quest’opera fosse cupa ma non triste, colma di inquietudine ma al tempo stesso vibrante. Per farlo ho utilizzato pochi colori, lavorando sulle tonalità di ognuno. Gli ulivi isolati  mi hanno sempre fatto tenerezza, soprattutto d’estate. Metafora perfetta della solitudine, sembrano essere capitati in quel punto preciso della pianura per sbaglio, pronti a elargire rade chiazze d’ombra con generosità di cui nessuno è loro grato. ‘Spirito solitario’ è volato in Sicilia: è proprio vero che certi luoghi e certi dipinti sono destinati ad incontrarsi. Auguro buone vacanze a tutti i lettori del blog, mandatemi una cartolina!

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Un labrador di pietra

Sassi dipinti - labradorI cani (quelli di taglia media-grande soprattutto) non sono soggetti che si adattano sempre bene al rock painting, perché a differenza dei gatti il loro modo di accucciarsi è meno raccolto, presentano un collo più lungo, le zampe e la coda sono spesso distanti dal corpo. Questo labrador però mi soddisfa molto: per realizzarlo ho scelto un sasso di circa 25 centimetri con un buon volume e mi sono aiutato con una rivista canina specializzata. Le immagini ricchissime di dettagli mi hanno aiutato a tirare fuori il ‘mio’ labrador, che non assomiglia a nessuno dei cani in foto ma che in realtà li contiene tutti. Clicca per ingrandire.

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Realizzare un trompe l’oeil in 8 passaggi

In questo post illustrerò passo-passo il processo di lavorazione del mio ultimo dipinto a parete, realizzato all’interno di un’abitazione di Cava De’ Tirreni, in provincia di Salerno. Nicola e Maria Rosaria, i gentili clienti che me l’hanno commissionato mi hanno fornito una sorta di lunga ‘lista della spesa’ con l’elenco delle cose che volevano ci fossero all’interno dell’opera. Non è stato facile inserirle tutte senza appesantire la composizione, ma devo dire che l’equilibrio generale è assolutamente bilanciato. Prima di iniziare il lavoro ho presentato loro un bozzetto in digitale che contenesse i vari elementi scelti su livelli separati, per apportare eventuali modifiche e correzioni.


1.
Dopo aver trasferito a matita il bozzetto definitivo sulla parete inizio a lavorare al panorama interno all’oblò. Per prima cosa stendo una base di celeste per il cielo e il mare (o lago), stando ben attento a non perdere il contorno delle farfalle e della mongolfiera. In seguito l’azzurro dell’acqua virerà più sul turchese, ma già da adesso creo il movimento delle onde sulla riva, dato che quella zona rimarrà più chiara rispetto al resto. Dipingo con varie tonalità di verde le colline, i cipressi con relativi chiaroscuri e ombre proiettate, la radura in primo piano e delimito con pennellate rapide il percorso del sentiero di campagna e alcune case del paesino in lontananza.


2.
Studio meglio le ombre dei cipressi, ammorbidisco le zone verdi e completo il sentiero con l’acciottolato tipico delle campagne del centro Italia. Rendo l’azzurro del mare più profondo e turchese e sfumo il cielo aggiungendo piccole nuvole delicate. Mescolando bianco, blu cobalto e viola realizzo il profilo delle montagne. Devono risultare lievemente sfocate e fondersi in parte con lo sfondo, per dare l’idea della distanza. Dipingo le due farfalle: quella azzurra (un mio cavallo di battaglia anche sui sassi) e una maestosa monarca. Infine ricopro col colore i vari spicchi della mongolfiera e comincio a individuare i suoi punti di luce.


3.
Una volta ripresa e terminata la mongolfiera (mi ci vogliono circa cinque ore per realizzare tutti i punti luce e sfumare i vari spicchi) è giunto il turno del paesino di campagna. Si tratta di uno dei passaggi più impegnativi, nel quale mi dedico a dettagli minuti come stradine, finestre, scale e muretti. Occorre mano ferma e una grande cura dei particolari. Da notare che la luce che avvolge l’intera composizione proviene da sinistra: devo tenerne conto mentre realizzo le facciate delle abitazioni con colori che non siano troppo ‘mediterranei’, ma più tipicamente rurali. Infine decido di sfumare ancora un pò le montagne sullo sfondo.


4.
Nello step successivo passo al glicine. Consistenza e volume li ottengo con diverse sovrapposizioni di colore. Per evitare l’effetto ‘parrucca’ decido di dipingere dei rami e alcune aperture al suo interno. Utilizzo una vasta gamma di tinte per ricreare quella tipica del fiore: blu, azzurro, viola, magenta e bianco. Dopo il glicine passo al tronco d’albero sul quale poggia la civetta e finalmente posso rilassarmi un po’, perché per realizzare la corteccia non occorre grande precisione, solo una buona conoscenza di accostamenti di colore e chiaroscuri.


5.
Finalmente è giunto il momento di passare alla civetta! Mi serve un giorno intero per dipingere il piumaggio sul petto, l’intersezione delle varie penne, la livrea marroncina, il becco, la maschera della faccia e gli occhi indagatori. Molto importante anche la zona in luce e quella in ombra che regalano più realismo al rapace. Non riesco comunque a portarlo a termine, mancano ancora le zampe e numerosi altri dettagli. Devo necessariamente rimandarli allo step successivo, al termine di questa giornata sono davvero stanco!


6.
Dopo aver concluso la civetta, comincio a lavorare sui cerchi che regaleranno l’agognato effetto trompe l’oeil a tutta la composizione. Inizio da quello esterno: il bordo dell’apertura deve dare l’idea di essere in ciliegio. Il suo spessore è identico a quello degli infissi alle finestre ed anche il colore del legno e le sue venature sono ricreati fedelmente, in modo da armonizzarsi alla perfezione con gli elementi presenti nell’ambiente. Non posso mascherare la circonferenza con lo scotch-carta o aiutarmi in altro modo per definire i bordi, pertanto è importante evitare sbavature e essere estremamente precisi.


7.
L’interno dell’oblò è piuttosto laborioso e complesso da rendere. E’ risaputo che i trompe l’oeil con apertura circolare sono più difficili da realizzare di quelli rettangolari e quadrati, nei quali l’illusione prospettica è favorita dalla diversa intensità della luce negli angoli. In questo caso potevo solo fare affidamento sul chiaroscuro e sulle venature del legno. Queste ultime, utilizzate sapientemente, si sono rivelate però delle ottime alleate! Per ultime dipingo le foglie all’estremità del ramo sul quale poggia la civetta. Manca davvero poco al termine del lavoro, non mi sembra vero!


8.
Con del bruno temporale diluito realizzo le ombre della civetta e del ramo, poi passo allo spartito. Dipingo un foglio di carta ingiallito con il bordo inferiore leggermente piegato verso l’alto, come se stesse volando via dall’apertura nella parete. Le note della partitura riprendono l’incipit del concerto per pianoforte e orchestra n. 5 di Ludwig van Beethoven, detto anche ‘Imperatore’, a cui il mio cliente è particolarmente affezionato. Cliccando sulle miniature in basso è possibile ingrandire alcuni dettagli del lavoro terminato.


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